Harry Styles, occasionally
Sorprendersi, talvolta, del pop e delle sue infinite possibilità.
E chi l’avrebbe detto che un giorno saremmo finiti a parlare di Harry Styles su DLSO.
Eppure, quel momento è arrivato.
Kiss All the Time. Disco, Occasionally è la maturità di un tempo che stavamo aspettando per credere definitivamente nel progetto Harry Styles.
In questo nuovo capitolo ci siamo ritrovati a sospendere ogni possibile pregiudizio perché abbiamo finalmente visto qualcosa di più del “pop per il pop”, quello confezionato ad arte per scalare le classifiche.
Certo, le scalerà lo stesso anche con questo disco, ma con una differenza sostanziale: piuttosto che surfare l’onda che lo ha portato a essere una delle più importanti pop star al mondo, Harry Styles ha compiuto un passo laterale rispetto alla strada del mainstream.
Quello che colpisce, infatti, di Kiss All The Time è la libertà rimaneggiare il pop contemporaneo e tenerlo vivo, attraente anche da prospettive collaterali, andandosi a prendere un bacino che non è propriamente affascinato dal pop in senso stretto.
Questo è un disco che può piacere ai fan di Tame Impala, LCD Soundsystem, Vampire Weekend, Jamie xx e anche a quelli dei Radiohead.
Non è blasfemia. Piuttosto, è ammissione fiera da parte di chi pensava che non avrebbe mai ascoltato per due volte di fila il disco di un ex One Direction trovandosi piacevolmente sorpresa di un cambio di direzione in territori diversi da quelli di comfort.
Il racconto musicale costruito e curato da Harry in quest’album è una bellissima dichiarazione d’amore nei confronti del clubbing: al suo interno si respira un fermento ritmico che è specchio della fascinazione per la club culture che Styles in un’intervista a BBC ha rivelato di aver subito durante la sua permanenza a Berlino.
Ma quell’innamoramento viene rimaneggiato e stratificato tra più layer sonori, in una maniera in cui non ci è consentito dire “ok, è un semplice omaggio a quella cultura”, perché i registri si contaminano tra loro (Coming Up Roses ammicca alla musica classica, e Dance No More al funk anni ‘70, ad esempio) e, soprattutto, questi richiami vengono lucidati in ottica pop.
Insomma, quando sei sul tetto globale della scena ma hai il coraggio di superare i confini tradizionali della stessa senza paura (Rosalìa, stiamo parlando anche di te), stai dimostrando che il pop è un foglio bianco, ancora tutto da scrivere.




